Harry Potter e l’ordine della fenice


Voldemort si è fatto corpo ed è tornato. Nessuno al Ministero della Magia sembra crederci. Cornelius Caramell, pavido Ministro delle istituzioni magiche, è deciso a reprimere con tutti mezzi coloro che oseranno affermare il contrario. Harry, sopravvissuto col tronfio cugino Dudley all’attacco dei Dissennatori, viene espulso da Hogwarts per avere usato impropriamente la magia davanti a un babbano. L’intervento in tribunale di Silente reintegra il ragazzo e lo introduce alla conoscenza dell’Ordine della Fenice, un gruppo di nobili cavalieri magici avversari di Voldemort.
Mentre l’oscuro signore recluta vecchi servitori di ascendenza pura per entrare in possesso della profezia, l’esercito “templare” di Silente combatte due fronti e due poteri: quello maligno e potente dei Mangiamorte e quello politico e ottuso di Caramell, che si ostina a negarne il ritorno. Rimosso Silente dalla presidenza di Hogwarts, questa volta Harry dovrà cavarsela da solo. Ma nuovi e giovani membri si uniranno alla resistenza contro Voldemort.
Quinta volta per Potter al cinema, prima volta per David Yates, regista inglese che supera la prova accompagnando Harry alla maturità e all’autonomia affettiva. Harry come persona e come mago è chiamato anche questa volta a un compito evolutivo e a prove fondamentali per entrare progressivamente nell’età adulta. Fa esperienza di un corpo “alterato” che invia segnali nuovi, che si risveglia sessualmente spingendolo verso l’esperienza amorosa. Lo sforzo di adattamento produce frustrazione e rabbia separandolo fisicamente ed emotivamente dagli adulti che lo hanno adottato per costruirsi degli affetti fuori da quelli istituiti. Harry, Ron, Neville, Cho e Luna sono adolescenti davanti allo specchio.
Nell’Ordine della Fenice questo strumento di divinazione non riflette più l’immagine speculare di una persona né l’identità benevola o malevola come nello Specchio delle Brame della Pietra Filosofale, diventa piuttosto un portale magico verso una nuova dimensione. A mutare è pure il rapporto con la magia, costretta dalla terribile Dolores Umbridge all’interno di parametri tradizionali, inaridita da un approccio inconsistente che non permette alcuna partecipazione personale. È l’esempio positivo di Sirius, nel privato, e di Silente, in quello pubblico, a insegnare a Potter a vivere intensamente, contribuendo alla giustizia del mondo con il proprio atto magico.
Di fronte alla rigidità educativa prevista dal Ministero, che punisce duramente la trasgressione, la proposta di Harry di fondare “l’esercito di Silente” appare rivoluzionaria: la magia non va soltanto letta sui libri, ma applicata, agita e vissuta. Solamente così assume un significato intenso e una forza formativa per lo spirito. Affascinato dal racconto giovanile del patrigno sulla fondazione dell’Ordine della Fenice, Harry e compagni riportano in vita quella tradizione di pratiche rituali e di virtù, sviluppando un proprio modo di vivere magicamente e rifiutando il conformismo delle idee.
Il viaggio dell’eroe mago continua, la guerra tra il Bene e il Male viene giocata sul terreno accidentato della non visibilità (Dissennatori, Thestral e Voldemort restano invisibili ai più) e la forza di Voldemort può avere la meglio trascinando gli avversari dalla luce nelle tenebre. La convivenza degli attori col soprannaturale si fa raffinata dando vita a forme visive disparate che, smaterializzandosi e polverizzandosi, investono corpi, ambienti e oggetti. Nella sequenza iniziale, che pratica il teen movie, lo straordinario entra nell’ordinario: i personaggi reali convivono nel mondo babbano con gli antagonisti scarnificati. Il digitale sottrae materia alle superfici, rendendole inquietanti e spettrali. L’Ordine della Fenice si divora come il libro omonimo e dona allo schermo la performance, straordinaria per perfidia, di Imelda Staunton, “cattiva maestra” incapace di partecipare il proprio amore per la cultura. Magica, ovviamente.

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Articolo di Morpheus

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Questa news è stata scritta lunedì, 11 maggio, 2009 alle 15:20 nella categoria Film. Recensione di Morpheus
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